COMPAGNIA TEATRALE
Instabili Vaganti
presenta
Lenz – La scimmia di Goethe
Liberamente tratto dalle opere di G.Büchner e J.M.R. Lenz
Regia: Anna Dora Dorno
Drammaturgia: Nicola Pianzola
Con: Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola
Musiche: Andrea Vanzo
Oggetti di scena: Nicoletta Casali
Dal 23 ottobre al 4 novembre 2007
TEATRO ARGOT STUDIO
Via Natale del Grande, 27 Roma (Trastevere)
info. 06.5898111 –
Lenz è uno dei più grandi e famosi racconti della letteratura tedesca, scritto da G Büchner. Il testo narra la storia di un anima affine a quella dell’autore, Jakob Michael Reinhold Lenz, scrittore e drammaturgo, emblematico esponente dello Sturm und drang, che vive all’ombra del più noto scrittore Goethe. Lenz sceglie di isolarsi dalla società man mano che la sua scizofrenia prende il sopravvento.
Partendo da frammenti di questo testo e dalle opere scritte dallo stesso Lenz, alcune delle quali appositamente tradotte, la compagnia ha avviato un percorso di ricerca volto ad indagare il mondo onirico e quello della follia ma anche quello reale e biografico dell’autore.
In una scena fatta di pochi elementi scenografici mettallici, modificati e resi evanescenti dall’uso del colore attraverso la luce, due attori costruiscono una ambientazione onirica e fantastica mediante le proprie azioni fisiche. Tra essi non esiste una reale comunicazione poiché appartengono a mondi estremamente diversi, quello della vita, spazio reale e presente della scena, e quello della morte, del passato, del sogno e della follia, che irrompono nel primo attraverso la potenza evocativa del ricordo e della visione provocata dall’eccitamento schizofrenico dei sensi.
Gli attori seguono un sottile filo emotivo che collega visioni e pensieri in continua oscillazione tra lucidità estrema e delirio calcolato e che trova sfogo nella fisicità prorompente delle azioni, creando attraverso gli elementi presenti in scena presenze sfuggenti e cangianti che prendono vita dalla materia inerte delle cose. La musica, i suoni, le luci e le ombre sono il tramite che collega questi stati emotivi, fatti di profonde sensazioni e lucide visioni. La presenza dell’acqua, come elemento scenico, crea un fiume sotterraneo che scorre sotto pelle risvegliando nel corpo una memoria nascosta. Il canto e la musica, appositamente composta a partire dal materiale drammaturgico e sulle azioni degli attori, sono capaci di riportare per un attimo sulla scena fantasmi del passato e del presente tormentato di questo personaggio: un diverso perché considerato malato, deviato, ma prima di tutto un diverso perché artista, perché investito da un diverso e potente “sentire” la natura, l’umano e il divino.
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